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AUTOMAZIONE E IL NUOVO MODO DI LAVORARE

In un'era caratterizzata da rapidi progressi nell'automazione, una ricerca di McKinsey stima i posti di lavoro persi e quelli guadagnati in diversi scenari fino al 2030

AUTOMAZIONE E IL NUOVO MODO DI LAVORARE

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NUOVE POTENTI TECNOLOGIE STANNO AUMENTANDO LA PRODUTTIVITÀ, MIGLIORANDO LA VITA E RIMODELLANDO IL MODO DI LAVORARE. MA COSA SUCCEDE AL NOSTRO LAVORO?

Il mondo guidato dalla tecnologia in cui viviamo è un mondo pieno di promesse ma anche di sfide. Le auto che si guidano da sole, le macchine che leggono i raggi X e gli algoritmi che rispondono alle richieste del servizio clienti sono tutte manifestazioni di nuove potenti forme di automazione. Eppure, anche se queste tecnologie aumentano la produttività e migliorano la nostra vita, il loro utilizzo sostituirà alcune attività lavorative che gli esseri umani attualmente svolgono, uno sviluppo che ha suscitato molta preoccupazione nell'opinione pubblica.

L'ultimo rapporto del McKinsey Global Institute, “Jobs lost, jobs gained: Workforce transitions in a time of automation”, stima il numero e i tipi di posti di lavoro che si potrebbero creare in diversi scenari legati allo sviluppo tecnologico fino al 2030 e contemporaneamente lo confronta con i lavori che potrebbero essere persi a causa dell'automazione.

I risultati rivelano un ricco mosaico di potenziali cambiamenti nelle professioni negli anni a venire, con importanti implicazioni per le competenze e i salari della forza lavoro. La scoperta fondamentale è che, sebbene ci possa essere abbastanza lavoro per mantenere la piena occupazione fino al 2030 nella maggior parte degli scenari, le transizioni saranno molto impegnative, eguagliando o addirittura superando la scala dei cambiamenti dall'agricoltura e dalla produzione che abbiamo visto in passato.

CHE IMPATTO AVRÀ L'AUTOMAZIONE SUL LAVORO?

Secondo la ricerca elaborata da McKinsey, circa il 60% delle attività per cui le persone sono pagate a livello globale potrebbero teoricamente essere automatizzate utilizzando le tecnologie attualmente disponibili, implicando trasformazioni e cambiamenti sostanziali sul posto di lavoro per tutti i lavoratori.

Inoltre, sebbene la fattibilità tecnica dell'automazione sia importante, non è l'unico fattore che influenzerà il ritmo e l'entità dell'adozione dell'automazione. Altri fattori da tenere in considerazione sono il costo di sviluppo e di implementazione di soluzioni di automazione per usi specifici sul posto di lavoro, le dinamiche del mercato del lavoro (inclusa la qualità e la quantità del lavoro e le retribuzioni associate), i vantaggi dell'automazione rispetto al lavoro dell'uomo e l'accettazione normativa e sociale.

Tenendo conto di questi fattori, il medesimo studio stima che tra quasi lo zero e il 30 percento delle ore lavorate a livello globale potrebbero essere automatizzate entro il 2030, a seconda della velocità di adozione da parte dei singoli paesi. Tuttavia, il potenziale impatto dell'automazione sull'occupazione varia a seconda dell'occupazione e del settore. Le attività più suscettibili all'automazione sono quelle che implicano l'utilizzo di macchinari, la preparazione di panini nei fast food, la raccolta e l'elaborazione dei dati.

In questo contesto, comunque, è importante sottolineare che anche quando alcune attività sono automatizzate, l'occupazione potrebbe non diminuire, ma piuttosto i lavoratori possono svolgere nuove attività, grazie ad una attività di reskilling.

CI SARÀ ABBASTANZA LAVORO IN FUTURO? LA NECESSITÀ DI RESKILLING PER I LAVORATORI

I cambiamenti nella crescita o nel declino occupazionale a seguito della digital trasformation negli anni a venire implicano che un numero molto elevato di persone potrebbe dover cambiare categorie professionale e apprendere nuove competenze. Da 75 milioni a 375 milioni potrebbero dover cambiare categoria professionale e acquisire nuove competenze. L'indagine di McKinsey stima che tra 400 milioni e 800 milioni di persone potrebbero essere sostituite dall'automazione e necessitano di trovare nuovi posti di lavoro entro il 2030 in tutto il mondo.

Oggi c'è una crescente preoccupazione se ci saranno abbastanza posti di lavoro data la potenziale automazione. La storia suggerisce che tali paure possano essere infondate: nel tempo, in seguito a rivoluzione tecnologiche i mercati del lavoro si adattano ai cambiamenti nella domanda di lavoro, sebbene a volte con salari reali depressi. Pertanto, se la storia è una guida, potremmo anche aspettarci che dall'8 al 9% della domanda di lavoro nel 2030 riguarderà nuovi tipi di occupazioni che prima non esistevano.

Dunque, una crescita economica, innovazione, investimenti con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro possono essere sufficienti a compensare l'impatto dell'automazione. Tuttavia, la ricerca di McKinsey sottolinea che per alcune economie avanzate saranno necessari ulteriori investimenti per ridurre il rischio di carenza di posti di lavoro.

Una sfida più grande, invece, sarà garantire ai lavoratori che verranno sostituiti dall'automazione la possibilità di acquisire le conoscenze e competenze necessarie per affrontare la fase di reskilling permettendogli dunque riempire quel gap di competenze tra domanda ed offerta del lavoro derivante dalla digital transformation. I paesi che non riusciranno a gestire questa transizione potrebbero vedere un aumento della disoccupazione e una diminuzione dei salari.

COME GESTIRE LA NECESSITA' DI RESKILLING DELLA FORZA LAVORO

Le aziende: saranno in prima linea ed avranno un ruolo fondamentale nel reskilling della loro forza lavoro. Ciò richiederà loro di riorganizzare i loro processi aziendali, rivalutare le loro strategie e il loro organico, considerando attentamente quali persone sono necessarie, quali possono essere ridistribuite ad altri lavori e dove possono essere richiesti nuovi talenti. Molte aziende stanno scoprendo che è nel loro interesse personale, così come parte della loro responsabilità sociale, formare e preparare i lavoratori per un nuovo mondo del lavoro.

Anche gli individui dovranno essere preparati per adattarsi ai nuovi tipi di lavoro richiesti e stare al passo con la digital transformation. Ad oggi, i profili più richiesti nel mercato del lavoro sono diventati quelli in grado di colmare quelle competenze necessarie per rimanere al passo con la trasformazione digitale, come il data analyst, data protection officer, cyber security expert etc. Dunque, l'acquisizione di nuove competenze e il riconsiderare il modo tradizione di lavorare saranno fondamentali per il proprio benessere individuale e anche lavorativo.

LA GEEKS ACADEMY

In un'intervista rilasciata a dunp, Antonio Venece direttore della Geeks Academy spiega come l'idea di fondare la Geeks nel 2016 sia nata proprio dalla necessità di colmare il gap esistente tra la mancanza di profili professionali specializzati e la disoccupazione giovanile.

Infatti, Geeks Academy è stata fondata per colmare il divario sempre più ampio di competenze nel campo del computer coding, artificial intelligence, data sciences, web security, blockchain, gaming e digital marketing e la conseguente carenza di profili professionali.

L'obiettivo, infatti, è proprio quello di porsi all'avanguardia e di fornire attraverso i diversi programmi di studio dalla durata di 6 mesi, corsi che spaziano dall'acquisizione delle conoscenze base, intermedie e specialistiche, ottenendo così una preparazione onnicomprensiva su tematiche inerenti i vari percorsi e uno sbocco lavorativo immediato.

Non aspettare di vedere il futuro come uno spettatore...sii protagonista! Iscriviti ai percorsi Geeks Academy per lavorare nelle nuove professioni della Data Economy!

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