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Traguardo storico per Bitcoin: grazie al lancio del suo primo ETF su WallStreet, rompe la soglia dei 65.000 Dollari.

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Dopo il raggiungimento della soglia dei 64.800 dollari a Maggio, Bitcoin torna a far parlare di sé. Nella giornata del 20 ottobre 2021, il prezzo dei Bitcoin ha infatti raggiunto i 66.000 dollari, e la notizia è apparsa anche sui principali quotidiani. Un inizio di Q3 (terzo quadrimestre) grandioso per Bitcoin, che nella stessa settimana ha anche lanciato il suo primo ETF (Exchange Traded Fund).

Cos’è un ETF?
Un Exchange Traded Fund è un prodotto finanziario che replica la performance di un asset sottostante, che può seguire un indice, una materia prima (comodities), un’obbligazione o un paniere di titoli. La performance di un ETF segue quindi le oscillazioni di prezzo delle compagnie che include. Il paniere FAANG, ad esempio, media le oscillazioni degli indici dei colossi Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google. Le attività offerte dagli ETF possono appartenere allo stesso servizio oppure essere diversificate, a patto però che i servizi offerti abbiano più o meno le stesse performance. Il paniere composto da Argento, Bitcoin e Tesla costituisce un ottimo esempio (vedi portale companiesmarketcap.com).

Le Istituzioni dietro l’esplosione di Bitcoin.
Il 2020 prima, e il 2021 poi, hanno visto l’ingresso nel mondo cripto di colossi istituzionali come Microstrategy, Paul Tudor Jones, Square, Paypal, Tesla, JPMorgan, Grayscale e molti altri. Se i primi si sono limitati ad inserire nei propri portafogli la criptovaluta, sostituendo le loro riserve in dollari con i Bitcoin, il fund americano Grayscale ha proposto una “sorta” di ETF che ha attirato l’interesse di altre grandi istituzioni e investitori, come Ark Invest, Morgan Stanley, Black Rock ecc. Un tentativo che ha portato all’approvazione da parte della SEC (Security Exchange Commission – ente regolatore dei mercati finanziari) del GBTC (Grayscale Bitcoin Trust) prima, e dei vari pacchetti Grayscale Ethereum Trust, Bitcoin Cash, Litecoin ecc. poi. Tali strumenti, tuttavia, sono quotati all’interno del mercato Over-the-Counter (vendita tra privati) nell’indice OTCQX, e non vengono considerati come ETF a tutti gli effetti poiché legati alla gestione del fund e non accessibili a tutti, per via di un investimento minimo legato a 50.000 dollari.

BITO vs GBTC
Il 19 Ottobre 2021 Proshares un fund, conosciuto nella finanza per i suoi ETF, ha lanciato ufficialmente BITO Proshare Bitcoin Strategy riscuotendo un successo mai avuto prima da un ETF: solo nel primo giorno di apertura alle vendite ha raggiunto i $600M. Proshares non investe direttamente in criptovalute, ma acquista contratti future alla scadenza più vicina, in maniera da approssimare il più possibile lo spot price di Bitcoin. Cosa sono i Futures? I Futures sono contratti a termine per l’acquisto, in cui compratore e venditore si accordano per scambiare un prodotto ad un certo prezzo in un preciso momento (che ricade a fine mese o fine ciclo trimestrale). Alla scadenza dell’ETF il proprietario della cedola può decidere se acquistare un altro contratto di compravendita oppure liquidare il titolo perdendo il diritto delle performance sui derivati. La difficoltà più grande degli ETF e dei prodotti ETC/ETN tuttavia rimane quella della sotto-performance rispetto all’asset data dal rolling: ogni mese il gestore dell’ETF deve vendere il contratto future la cui curva – soprattutto nel caso di BTC – è in salita, vedendo la scadenza short più bassa rispetto a quella long. Praticamente ogni fine mese si chiude il ciclo di detenzione dell'ETF. La scadenza di questo termine è accompagnata da uno slittamento, in quanto il prezzo del sottostante continua a variare. Ad es.: compro un ETF a 100 a inizio mese; questo sale e arriva a 110, ma a fine mese devo venderlo e lo vendo a 110; a inizio del mese successivo, se voglio ancora l'ETF, lo devo ricomprare, ma intanto l'oscillazione lo ha portato a 115, per cui è visibile un divario di 5 punti tra la mia vendita precedente ed il mio acquisto successivo.
Cosa ben differente dai Trust Fund come GBTC, che operano invece nel mercato azionario dove domanda ed offerta devono incontrarsi, lasciando che l’ente in questione operi da AMM (Autonomus Market Maker) acquistando le azioni o comprandole nel momento in cui le bid-ask non vengano soddisfatte. Questo divario tra domanda e offerta è molto più incline a sotto-performance – come evidenziato dal report di Bitwise Invest, che nella sua analisi mette in risalto il 5-10% di rendimento bruciato dagli ETC/ETN contro l’8% dell’ETF (previsone su Proshares) ed il circa -65% di GBTC verso BTC registrato dal 2019 ad oggi. 

ETF, ETC, ETN ed Azioni
Nonostante abbia riscosso molto successo negli USA, l’ETF BITO non è accessibile in Europa per via della licenza negata da UCITS. Grazie a ETC ed ETN come BTCetc, l’Europa però dispone già di prodotti derivati simili. BTCetc è un ETC che dà la possibilità di acquistare un certificato garantito dai Bitcoin, i quali vengono comprati dal gestore del prodotto e successivamente depositati in una società veicolo. Pertanto, i rischi in cui incombe l’investitore sono legati alla possibile insolvenza della società veicolo e all’esposizione fisica di BTC che si avrebbe acquistando l’asset. Parliamo del rischio di piattaforma, perdita di chiavi private, scam o transazioni ad indirizzi errati. Una delega importante che molti azionisti ancora non hanno intenzione di deliberare, trovando un punto di incontro quindi nel nuovo ETF.

Perché studiare la blockchain?
Finanza Decentralizzata, Agrifood, Internet of Things, Sharing Economy, Assicurazioni, Arte, Gaming, Notarile. I possibili ambiti d’impiego della blockchain non si fermano di certo qui, ed è bene scoprire come rendere ancora più efficiente l’utilizzo di questa tecnologia, soprattutto nel campo industriale, dove molti dei possibili lavori del futuro potrebbero essere già sostituiti da smart contracts, oracoli ed intelligenze artificiali.
Le competenze in ambito blockchain sono sempre più richieste dal mercato del lavoro. Iniziare ora, sebbene possa sembrare già troppo tardi, non lo è affatto, perché la blockchain sta ormai diventando quotidianità. Le insidie però sono ancora parecchie: molte aziende ad esempio non riescono ancora a comprendere appieno la differenza tra un normale database e una blockchain, e quando si rivolgono a consulenze, spesso i loro casi d’uso non sono congrui alla tecnologia che vogliono impiegare.

Ecco cosa serve:
Esaminando diversi annunci di lavoro, l’elenco delle competenze e dei requisiti più rilevanti sono senz’altro: 

  • Comprensione di algoritmi, sicurezza dei dati, tecnologie decentralizzate e strutture dati.
  • Un solido background nelle capacità di codifica, con almeno uno dei seguenti linguaggi di programmazione: Python, JavaScript, JAVA, C, C ++.
  • Comprensione generale di libri mastri, blockchain e criptovalute.
  • Competenza nella gestione delle prestazioni e rilevamento delle anomalie.
  • Almeno esperienza di base nella creazione di framework blockchain e applicazioni aziendali.

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