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Recuperare il gap di competenze digitali: un voucher per la formazione

Recuperare il gap di competenze digitali: un voucher per la formazione

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Rapporto DESI 2018 (The Digital Economy and Society Index): sul fronte del capitale umano, l'Italia è retrocessa di un posto, scivolando ulteriormente verso il fondo classifica.

(Fonte: The Digital Economy and Society Index 2018)

L'indice digitale dell'economia e della società a cura della Commissione europea è un indice composito che riassume gli indicatori pertinenti sulle prestazioni digitali dell'Europa e tiene traccia dell'evoluzione degli Stati membri dell'UE nella competitività digitale.

Il rapporto 2018 segnala che Danimarca, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi hanno le economie digitali più avanzate nell'UE, seguite da Lussemburgo, Irlanda, Regno Unito, Belgio ed Estonia. Romania, Grecia e Italia hanno invece i punteggi più bassi sul DESI.

Nel 2017, tutti gli Stati membri sono migliorati nel DESI. Irlanda e Spagna hanno registrato il maggior numero di progressi (circa 5 punti rispetto a una media UE di 3,2). D'altra parte, c'è stato un lieve aumento in Danimarca e Portogallo (sotto i 2 punti).

L'Italia rimane indietro

L'Italia riane ferma al suo 25° posto fra i 28 Stati membri dell'UE. Pochi i progressi fatti e diversi passi indietro rispetto agli altri. Come si evidenzia nel rapporto sull'Italia nel corso dell'ultimo anno l'Italia ha fatto registrare nel complesso un miglioramento, pur se la sua posizione nella classifica DESI è rimasta invariata.

L'integrazione delle tecnologie digitali e i servizi pubblici digitali rappresentano i principali catalizzatori del progresso digitale a livello nazionale. Un altro segnale positivo è offerto dalle prestazioni in termini di copertura delle reti NGA, che appaiono in fase di recupero (dal 23º posto del 2016 al 13º del 2017). Inoltre a livello nazionale, l'Italia ha adottato la Strategia per la crescita digitale 2014-2020 e la Strategia per la Banda Ultralarga nel marzo 2015. Benché il governo italiano abbia adottato alcuni provvedimenti al riguardo, si tratta di misure che appaiono ancora insufficienti. Le conseguenze risultano penalizzanti per la performance degli indicatori DESI sotto tutti e cinque gli aspetti considerati: diffusione della banda larga mobile, numero di utenti Internet, utilizzo di servizi online, attività di vendita online da parte delle PMI e numero di utenti eGovernment.

La vera sfida: competenze digitali

Ma è sullo sviluppo delle competenze digitali la nota molto dolente. Infatti si riporta che come negli anni precedenti, la sfida principale è rappresentata dalla carenza di competenze digitali. Sul fronte del capitale umano, l'Italia è retrocessa di un posto, scivolando ulteriormente verso il fondo classifica.

La percentuale di utenti Internet è rimasta stabile sia in termini assoluti (registrando anzi un lieve incremento) che dal punto di vista della classifica. Il numero di specialisti TIC ha registrato un lieve incremento passando dal 2,5 al 2,6%, mentre la percentuale di laureati in discipline scientifiche, tecnologiche e matematiche (STEM) ha subito una flessione, attestandosi a quota 1,3% nella fascia di età 20-29 anni (rispetto all'1,4% dell'anno precedente). Nel 2018, una nuova disposizione della legge di bilancio ha introdotto crediti d'imposta sulle spese incrementali sostenute per iniziative di formazione su discipline correlate a Industria 4.0 (Lavoro 4.0), misura che potrebbe contribuire a colmare le attuali carenze nelle competenze digitali della forza lavoro.

Il 2017 ha visto la conclusione del programma "Crescere in digitale". Il programma, dedicato ai giovani inoccupati e al di fuori di qualsiasi ciclo di istruzione o formazione (NEET), ha goduto di finanziamenti sia da parte di privati che del Fondo sociale europeo. L'iniziativa prevedeva un corso iniziale finalizzato all'acquisizione di competenze digitali, seguito da un tirocinio remunerato presso un'impresa al fine di contribuire alla digitalizzazione delle attività aziendali (ad esempio realizzando un sito Web). Nei suoi due anni di esistenza il programma ha provveduto alla formazione di 105.000 giovani, occupati presso più di 6.500 imprese.

Più di recente, nell'ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), il ministero dell'istruzione ha varato una serie di collaborazioni con vari partner industriali finalizzate all'offerta agli studenti delle scuole superiori di tirocini, inerenti alle discipline correlate a Lavoro 4.0, gestiti all'insegna di un piano imperniato sull'abbinamento di attività scolastiche e lavorative (piano "Alternanza Scuola-Lavoro"). Le iniziative lanciate durante gli anni precedenti nell'ambito del PNSD hanno raggiunto una portata rilevante: ad esempio, sono state impartite lezioni di codifica a 1,3 milioni di studenti e a 50.000 insegnanti.

Infine, al termine del 2017 la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della pubblica amministrazione ha lanciato un progetto (“Competenze digitali per la PA”) finalizzato al rafforzamento delle competenze digitali di base dei dipendenti pubblici e alla diffusione di una visione comune sui temi della cittadinanza digitale. Tramite una piattaforma dedicata di valutazione online, si provvederà alla quantificazione delle lacune in materia di competenze digitali dei dipendenti pubblici, per poi colmarle tramite corsi di e-learning personalizzati.

L'Italia manca ancora di una strategia globale dedicata alle competenze digitali, lacuna che penalizza quei settori della popolazione, come gli anziani e le persone inattive, che non vengono fatti oggetto di altre iniziative in materia.

Come soluzione a questa cronica carenza di competenze digitale ci permettiamo di suggerire l'istituzione di voucher formativi del valore di almeno 1000 euro da spendere a scelta delle categorie individuate presso le scuole ritenute migliori uscendo fuori da situazioni di relazioni consolidate a livello regionale. Certamente i risultati sarebbe finalmente migliori non solo dal punto di vista quantitativo

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