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BLOCKCHAINS OVERVIEW: ETHEREUM

Cos’è Ethereum, e quali sono le novità più importanti che questa rivoluzionaria blockchain ha introdotto all’interno del panorama crypto? Scopriamolo insieme!

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Con una capitalizzazione che ammonta a circa 458 miliardi di dollari e una supply di circa 19 miliardi di dollari distribuiti su 800 mila address attivi, dopo Bitcoin, Ethereum si attesta come la seconda moneta più forte del mercato crypto.
Ether ed Ethereum, nati nel 2015 da un team di sviluppo guidato da Vitalik Buterin, Gavin Wood e Jeffrey Wilcke, tre volti noti all’interno del panorama crypto, sono diventati così fondamentali per lo sviluppo e la conoscenza della blockchain, che tra gli analisti del settore si parla da diversi anni di un possibile “flippening” tra le gerarchie di mercato.

Ethereum e la rivoluzione degli Smart Contracts
Il progetto di Ethereum è noto in tutto il mondo per il contributo innovativo che ha portato nell’utilizzo della blockchain: gli Smart Contracts. Gli smart contracts sono delle interazioni automatizzate di programmi booleani (quindi dalla logica possibile o non possibile) estendibili a qualsiasi operazione che richieda una scelta tra due stati. È stata proprio questa operatività a permettere la nascita della “DeFi” (Decentralized Finance). Nell’estate del 2020, l’utilizzo degli Smart Contracts per le operazioni finanziarie a termine crypto ha infatti conosciuto un vero e proprio boom, grazie al quale la stessa catena Ethereum è passata dal bloccare i primi 10 milioni della storia DeFi, all’attuale TVL (Total Value Locked) di oltre 95 miliardi di dollari.

Non solo Smart Contracts: le principali novità introdotte da Ethereum
Ferma restando la costante crescita dell’ecosistema DeFi, occorre tuttavia riconoscere che Ethereum è anche altro.

  • Distributed Computing: Ethereum, anche nota come “Smart Chain”, è nata infatti per risolvere un problema estremamente semplice: quello del Database Computing, che consiste nella necessità da parte di singoli hardware di operare in maniera efficiente sul web (cosa che richiede un hardware molto potente per i privati, che solo poche aziende possono permettersi).
    Creando una rete in cui ogni nodo può mettere a disposizione la propria potenza di calcolo inutilizzata per permettere anche a chi non ha la possibilità di effettuare grandi operazioni di utilizzare quella risorsa condivisa e dare il suo contribuito alla rete, la seconda blockchain più capitalizzata al mondo ha dunque contribuito alla concretizzazione del concetto di Distributed Computing.
  • EVM: l’EVM (Ethereum Virtual Machine) rappresenta un’altra importante innovazione di Ethereum. Questa macchina virtuale simula il funzionamento di un unico computer in grado di eseguire delle istruzioni macchina OP_CODE (istruzioni di basso livello che vengono tradotte in Solidity, linguaggio nativo di Ethereum) per poter dar vita a esecuzioni più complesse, come nel caso delle dApps e degli smart contracts, rendendo così Ethereum una Programmable Blockchain. L’utilizzo della EVM avviene da parte del nodo utilizzatore attraverso l’Ether, la moneta corrente di Ethereum, che nel contesto blockchain assume il nome di “gas” proprio per via dell’utilizzo che ne viene fatto maggiormente.
    Il gas, che viene misurato nella sua unità più piccola come “wei”, serve non solo come ricompensa per incentivare i miners (come nel caso di Bitcoin), ma anche per eseguire le operazioni (che richiederanno un certo quantitativo di gas in base alla complessità dell’operazione stessa), e come collo di bottiglia per quelle operazioni che portano a errori o loop di programmazione (al fine di disincentivare programmi scritti male che potrebbero saturare facilmente la rete).
  • Modello account: la differenza più grande con Bitcoin risiede nel modello. Bitcoin utilizza il sistema UTXO, mentre Ethereum lavora con un modello basato su account. Grazie a questo sistema, è possibile immaginare un nodo di Ethereum come un conto bancario in cui le transazioni, se monetarie, sono provviste di un bilancio al quale viene detratto o accreditato un determinato valore.

I punti di forza di Ethereum
Attualmente, il 90% delle applicazioni DeFi utilizza la catena Ethereum per una serie di motivi, tra cui:

  • longevità, in quanto fornisce una sicurezza maggiore in termini di stress testing già effettuato;
  • efficienza sul mercato;
  • interoperabilità, grazie alla moltitudine di progetti sviluppatosi su esso.

L’ecosistema di Ethereum è reso interoperabile in primis grazie a piattaforme come Aave, Compound e MakerDao, che hanno permesso, tra le altre cose, l’esplosione dei primi strumenti adatti ai protocolli finanziari, quali creazione di stablecoins, prestiti collateralizzati, utilizzo della leva finanziaria e messa in conto deposito con interesse composto delle proprie cryptovalute.

Il passaggio al protocollo Proof-of-Stake
Data l’importanza che Ethereum riveste nell’ecosistema crypto, al fine di migliorarne ulteriormente l’efficienza e rendere meno esosa l’esecuzione degli smartcontracts, dopo una serie di aggiornamenti la rete di Ethereum ha stabilito, tramite un hard fork (cambio di protocollo), il passaggio dal protocollo Proof-of-Work a quello Proof-of-Stake.
Attualmente, il passaggio alla Proof-of-Stake è in una fase transitoria, che si dovrebbe concludere nel 2022 con la fusione dell’attuale catena di Ethereum con la nuova catena Ethereum2.0, fusione che tratteremo in un articolo a parte.

Nel frattempo, Ethereum.org ha annunciato che, al fine di limitare eventuali confusioni,  i termini "Eth1" e "Eth2" verranno sostituiti rispettivamente da "livello di esecuzione" e "livello di consenso", affermando che d’ora in avanti esisterà solo Ethereum, una singola catena. Tale ridenominazione non cambia la roadmap attuale.

Perché è importante comprendere la blockchain?
Finanza Decentralizzata, Agrifood, Internet of Things, Sharing Economy, Assicurazioni, Arte, Gaming, Notarile. I possibili ambiti d’impiego della blockchain non si fermano di certo qui, ed è bene scoprire come rendere l’uso di questa tecnologia ancora più efficiente, soprattutto nel campo industriale, dove molti dei possibili lavori del futuro potrebbero essere già sostituiti da smart contracts, oracoli ed intelligenze artificiali. Lo studio della blockchain è inoltre un elemento sempre più richiesto dalle aziende FinTech, che hanno avuto il loro boom proprio durante l’anno pandemico in seguito al crescente affermarsi del lavoro digitale. Ad ora, nascono sempre più progetti, coins, tokens ed NFTs che richiedono soft skills ed un'ampia conoscenza degli strumenti principali di programmazione. Iniziare ora, sebbene possa sembrare già troppo tardi, non lo è affatto, perché la blockchain sta ormai diventando quotidianità. Le insidie però sono ancora parecchie: molte aziende, ad esempio, non riescono ancora a comprendere appieno la differenza tra un normale database e una blockchain, e quando si rivolgono a consulenze, spesso i loro casi d’uso non sono congrui alla tecnologia che vogliono impiegare.

Ecco cosa serve:
Esaminando diversi annunci di lavoro, l’elenco delle competenze e dei requisiti più rilevanti sono senz’altro: 

  • Comprensione di algoritmi, sicurezza dei dati, tecnologie decentralizzate e strutture dati.
  • Un solido background nelle capacità di codifica, con almeno uno dei seguenti linguaggi di programmazione: Python, JavaScript, Solidity, JAVA, C, C ++.
  • Comprensione generale di libri mastri, blockchain e criptovalute.
  • Competenza nella gestione delle prestazioni e rilevamento delle anomalie.
  • Almeno esperienza di base nella creazione di framework blockchain e applicazioni aziendali.

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Blockchains Overview è una serie di approfondimenti sulle principali blockchain del momento. Di seguito la lista delle blockchain trattate:

Fonti:

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